Zerini, da Brescia a Firenze contro il coronavirus

andrea zerini

«Il Coronavirus ci ha completamente cambiato il modo di vivere. Da sportivo e da uomo mi sento cresciuto, diverso, più consapevole di quanto è importante la vita». L’ultima volta in campo Andrea Zerini l’ha vissuta il 3 marzo. Ultima partita delle Top 16 di Eurocup, derby italiano perso al PalaLeonessa contro la Reyer Venezia. Da quella serata soltanto qualche allenamento, poi lo stop che dura fino a oggi. Il lungo fiorentino, pezzo importante delle rotazioni della Germani Brescia, vive in una delle città più colpite dall’emergenza Covid-19. La città che ruggisce lotta ormai da settimane contro questo male oscuro, senza indietreggiare di un passo, ma piangendo tante persone che se ne sono andate. ’Zero’ soffre da casa, per Brescia e per la sua Firenze, dove vivono i suoi cari.

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Il primo pensiero va subito ai parenti, non è vero?
«Spero che queste emergenza sanitaria finisca presto perché voglio tornare subito a Firenze per abbracciare mia nonna, mia mamma e mio babbo. E non vedo l’ora di potermi mangiare una bella fiorentina, di quelle alte tre dita».

L’atleta Zerini come si comporta al tempo del Coronavirus?
«Sono ormai più di due settimane che io e mia moglie rimaniamo in casa. Esco un paio di volte al giorno per portare il mio cane nel giardino condominiale. Poi tutta la mia vita si svolge in casa. In maniera molto diversa da prima».

Ce ne parli.
«Mi sveglio con più calma rispetto a quando avevo allenamento due volte al giorno. Cerco di tenermi in forma con un po’ di attività fisica: addominali, esercizi posturali e stretching. Insieme a mia moglie poi sperimentiamo un po’ in cucina, guardiamo dei film e serie tv. Sono sempre in contatto con i miei compagni di squadra, con cui cerchiamo di mantenere lo spirito di gruppo e farci forza. Anche con la PlayStation».

Vive in una delle città più colpite dall’emergenza sanitaria. Brescia quanto è cambiata in queste settimane?
«Brescia è diventata una città fantasma, irriconoscibile rispetto a prima. Tutto è cambiato. Il nostro medico sociale e sua moglie lavorano negli ospedali e aggiornano spesso noi giocatori. Sembra che la situazione di emergenza si stia stabilizzando un minimo».

Questa emergenza che sensazioni le provoca?
«Preoccupazione e paura, perché questo virus sconosciuto sembra avere dei sintomi innocui, ma la realtà dice altro. In questa situazione, essere lontano dai miei cari mi pesa. Stanno tutti bene per fortuna. Sono contento che i miei genitori non lavorino in questo periodo e restino a casa. Ci sentiamo più volte al giorno con delle videochiamate che accorciano un po’ le distanze. Non vedo comunque l’ora di poter tornare a Firenze e riabbracciarli».

La stagione di Serie A riuscirà a riprendere?
«Non lo sappiamo. Credo che una decisione verrà presa soltanto ad aprile».

Su questo tema, il suo pensiero quale è?
«Ho tantissima voglia di tornare ad allenarmi e di giocare una partita. Insomma, vorrei tornare a svolgere la mia vita di giocatore di basket, però ho dei dubbi sul fatto che ci riusciremo nell’immediato. Il mio cuore mi spingerebbe a tornare domani in campo, ma razionalmente penso che sarebbe giusto fermarci. Il contraccolpo economico, non solo per noi, ma anche per le società sarebbe notevole, la salute però viene prima di tutto».

Il messaggio di Zerini per Firenze?
«Non solo per Firenze, ma per Brescia, la Toscana e l’Italia. Dobbiamo rimanere a casa per aiutare i veri eroi di questa emer-genza: i medici e tutto il perso-nale sanitario che lotta negli ospedali. Rispettiamo le regole, solo così potremo battere que-sto virus e mettere via questo periodo schifoso. E naturalmen-te tornare a giocare a basket».

La Nazione 27 Marzo 2020

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