Il tiro da tre punti, un’arte per pochi

Tripla. E’ quel fondamentale, tramutatosi in gesto artistico per alcuni interpreti del gioco, che garantisce il maggior numero di punti per un canestro realizzato, a meno che non vi siano tiri liberi supplementari che aumentano il punteggio stesso.

La storia

Istituito nel 1945 nella NCAA e sperimentato in seguito dalla ABA, nel 1979 fa la comparsa anche in Nba, per essere definitivamente introdotto 4 anni più tardi anche dalla pallacanestro internazionale dove la distanza attuale è stabilita in 6,75 metri dal canestro, 50 centimetri in meno rispetto alla lega più famosa del mondo.
Da quel 1979 e soprattutto in tempi molto recenti, ricorrere al tiro da 3 è sempre più diventata un’arma imprescindibile per molte squadre, siano esse d’oltre oceano o più vicine ai confini nostrani.

Gli interpreti

L’importanza crescente di tale fondamentale ha fatto sì che nascessero straordinarie generazioni di tiratori, che, proprio grazie a questa recente arma tattica e tecnica, hanno contribuito a scrivere pagine leggendarie della pallacanestro globale.
Il più grande interprete è forse quel Ray Allen che, nel corso della stagione passata in una gara di regular season tra i suoi Celtics ed i Lakers, ha raggiunto e superato un altro leggendario tiratore, Reggie Miller, per il maggior numero di tiri da tre realizzati in carriera.
Nella memoria restano e resteranno non tanto le numerosissime triple messe a bersaglio, ma soprattutto la capacità di costruirsi i tiri sfruttando alla perfezione i blocchi e tirando nel miglior modo possibile, grazie allo splendido lavoro di piedi, sempre paralleli al canestro, e all’incredibile rilascio del pallone, fondamentale molto difficile da insegnare.

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