Russo torna a Firenze: “Non cerco rivincite”

Era il 10 dicembre 2006. L’allora -Mabo Firenze viene sconfitta in casa dalla Prima Veroli (59-67). Per Firenze si tratta del momento più basso di una stagione iniziata con auspici totalmente diversi rispetto ai risultati che emergono dal parquet. Dopo la semifinale play off persa con Osimo, Firenze aveva alzato ancora di più l’asticella. Bastagli e Falsini nel motore di una società “apparentemente” più potente, l’arrivo di un direttore sportivo come Pierpaolo Perulli, la conferma dell’allenatore come responsabile tecnico. Quella fredda sera di dicembre è stata l’ultima volta che ha visto entrare nel Nelson Mandela Forum. Una sera che ha segnato un’epoca del basket gigliato. “La sconfitta con Veroli ha segnato la fine di un’era sportiva per il basket fiorentino – dice -. C’era grande ambizione, grande voglia di portare Firenze in palcoscenici importanti. Purtroppo non ci siamo riusciti. Tolto un ingranaggio, il progetto che in prima persona avevo contribuito a far nascere ed a crescere è venuto meno”.

Il suo esonero fu la conseguenza di decisioni sbagliate prese fin dal mercato estivo. “Mi ricordo un’annata contraddistinta da troppa incoerenza. Quell’estate volevo confermare Cessel ed aggiungere giocatori funzionali come Bencaster e Ghersetti. Alla fine mi sono trovato ad allenare giocatori come Abbio e Monti che non rispecchiavano l’idea del basket che volevamo sviluppare. Prendere Abbio, non certo al top fisicamente, come simbolo del progetto e lasciare andare via un giovane come Zerini per semplici ripicche fra società rappresentavano una doppia idea sbagliata da cui tutto è iniziato. Gli infortuni, il caso Marcante hanno fatto tutto il resto”.

Che ricordi ha di Firenze? “Sicuramente più positivi che negativi”.

Iniziamo da quelli positivi. “Prima di tutto la crescita di una società che ha iniziato dalla C-1 e che nel giro di pochi anni si è trovata a giocare un campionato prestigioso come la B-1. Ricordi di persone splendide come Eugenio Giani, Roberto Salvadori, Valerio Campagni, Francesco Puccetti. Persone vere. Come il Doc”.

Uno spettatore speciale della gara di domenica sarebbe stato proprio “Varrasi rimarrà per me una delle persone più importanti della mia vita professionale. Nonostante che con lui fosse più facile discutere che andare d’accordo, mi ha sempre dato fiducia, fin da quando mi prese giovanissimo e con poca esperienza. Ha valorizzato la mia professionalità e di questo gli sarò sempre grato”.

Non si dimentichi dei ricordi negativi…“Le guerre intestine fra le varie società fiorentine che non contribuirono certo a far sì che Firenze diventasse una realtà importante nel basket italiano. Perché quello era il mio unico obiettivo, l’unica idea fissa che ho avuto nei tanti anni che ho passato a Firenze”.

Come giudica il momento della pallacanestro fiorentina? “La ritrovo nella stessa categoria dove l’avevo lasciata. Il basket a Firenze è gestito da altre persone rispetto al passato. Dopo aver rischiato la retrocessione in C dilettanti, hanno avuto la possibilità di sfruttare la wild card e di disputare la DNA”.

Emozioni particolare quando rimetterà piede sul parquet del Mandela Forum? “Avrò un colpo d’occhio completamente diverso. Mi ricordo un palazzo pieno nelle serie play off. Quel ricordo rimarrà sempre dentro di me. Le sensazioni saranno sicuramente tante, in parte legate a persone che non ci sono più e non avrò il piacere di salutare”.

Si aspetta un’accoglienza particolare? “Francamente non mi interessa, né nel bene né nel male. Sono un allenatore professionista, ho sempre cercato di fare il meglio in ogni piazza dove ho allenato. Se solo il cinquanta per cento delle persone che verranno a vedere la partita, provassero a pensare ai risultati ed alle soddisfazioni che si siamo tolti in quegli anni, probabilmente mi accoglierebbero in maniera meno critica di quella che invece mi aspetto”.

Firenze-Lucca che derby sarà? “Mi auguro bello ed emozionante, anche se noi arriviamo con troppi problemi fisici. Lucca è una realtà che sta portando avanti un percorso simile a quello dei miei anni fiorentini. Società in crescita, che non basa la sua filosofica su un aspetto economico, ma su una filosofica lavorativa fatta di professionalità”.

Russo a caccia di rivincite? “Assolutamente no. Per me è solo una partita di basket da vincere”.

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