Ecco perché il basket Nba è più seguito di quello europeo

Perchè piace di più la pallacanestro “made in Usa” che quella nostrana? Alcune ipotesi e possibili soluzioni per invertire una tendenza e recuperare un basket “local”. Una vecchia discussione che è interessante rispolverare e approfondire, perchè non si viva di leggende metropolitane e verità presunte.Il movimento deve essere fortemente riformato e neanche Menghin per il momento è riuscito a fare molto. I presidenti delle società sembra che frenino, paurosi del cambiamento radicale che il basket italiano e più in generale quello europeo, necessiterebbero. analizza le differenze più importante e fornisce degli spunti per il cambiamento.

E’ ovvio che su questo tema si potrebbero organizzare conferenze, seminari, tavole rotonde e scrivere libri. Io invece, mi limito a enunciare qualche considerazione personale (anche un po’ utopica, e più o meno condivisibile) in questi tempi difficili.

Lo spettacolo
Partiamo dal tanto declamato spettacolo, cavallo di battaglia di ogni retorico sportivo: in c’è spettacolo e da noi no. Si sa che se in Europa l’agonismo e la tecnica sono la prima voce da rispettare, gli americani vogliono (e ottengono) le schiacciate e i funamboli in campo spesso a scapito del gioco di squadra. Perchè? In primo luogo, in c’è molto meno da perdere: nell’ottica di squadra, chi vince è il campione, chi finisce in fondo ha l’opportunità (eccetto difficoltà finanziare della franchigia) di rimanere nella stessa serie e cambiare pagina la stagione successiva, con qualche giovane innesto dai draft. C’è quindi spazio per stupire e c’è la voglia di farlo. Dai noi invece le retrocessioni ci sono (ci sono anche meno partite) e, più che a schiacciare, si pensa a fare canestro e a portare a casa i due punti in classifica. E’ quindi evidente una diversa concezione di popolarità: da noi, quando i risultati arrivano, la leggenda negli anni rimane la squadra che ha vinto, non lo showman che ha dominato il palcoscenico. Mi spiego: se in sono celeberrimi i vari James, Howard, Bryant, Novitzki, in Europa siamo più propensi a ricordarci della Virtus del Grande Slam. Si ha quindi un diverso tipo di idolatria, che porta anche gli arbitri stessi a tutelare queste “macchine di business” nello stesso momento delle loro gesta. E l’ingranaggio continua a girare.

e Grandi centri
Già, il business. Ma come fa ad essere tutto così fluido? C’è la pianificazione di un sistema economico che da noi –quantomeno qui in Italia- non c’è. Nella tavola rotonda organizzata a casale Monferrato per la crisi del basket, Marco Bellinazzo (giornalista de IlSole24Ore), ha sostenuto giustamente che il nostro non è altro che un “mecenatismo del basket”: un imprenditore di una certa città ha il pallino di finanziare le attività di una squadra fino a quando vuole o può farlo ed è un criterio destinato a finire in tempi spesso brevi.
In NBA è la città che per prima manifesta alla lega l’interesse di avere una franchigia e che ha il compito di costruire progetti e piani seri: si mettono assieme i fondi, gli sponsor e si allestiscono impianti validi per le partite, in cui mettere in scena uno “spettacolo nello spettacolo”. E da questo sistema ne ricava l’amministrazione, ne ricava tutta la lega e ne ricava anche il turismo se i risultati arrivano.
Urge quindi un modello economico razionale e duraturo, e qualcuno azzarda l’ipotesi di un campionato europeo (“tutti gli stati europei hanno gli stessi problemi nostri”) con un sistema ispirato a quello americano. Se dovesse servire a risolvere anche la capziosa situazione italiana che vede deserte alcune importanti piazze bramose di professionismo (in primis Torino, Trieste, Firenze), ben venga. continua a leggere su Basketlive.it…

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