Niccolai: “Biella è un salto di qualità. Ai giovani porto la mia esperienza”

L’ex coach del Pino Dragons è stato intervistato da La Stampa sul suo arrivo a Biella. «Per me Biella è un salto di qualità»: Andrea Niccolai è tornato in città a quasi vent’anni di distanza, dopo le stagioni da capo allenatore in B, per fare da assistente a Iacopo Squarcina nella nuova Edilnol che sta lentamente riaccendendo i motori. E lo ha fatto con un sorriso largo così e con il pieno di entusiasmo e di ricordi.

Come quelli della sua prima volta in rossoblù, stagione 2001/2002.
«Fu un’operazione degli ultimi giorni prima del campionato. Il presidente Savio mi annunciò la sera della presentazione della squadra. Nicola Ogliaro, un ragazzo splendido, scoprì all’improvviso che avrebbe avuto meno spazio in campo. I compagni lo presero in giro tutto l’anno per la faccia che fece».

Fu una gran bella stagione.
«Era la prima in serie A per il club. C’erano grandi giocatori come Batiste, Soragna, Dixon. Si sentiva l’entusiasmo, l’energia dell’esordio. E il palazzetto era una bolgia. Per me, che vivo di basket, è stato un luogo in cui mi sono trovato a mio agio, perché la città viveva nello stesso modo».

L’ha ritrovata ancora così?
«Nel Dna di Biella c’è un’atmosfera che fa andare oltre i propri limiti. Ho ricevuto tantissimi messaggi: dopo tutto questo tempo…».

Sarà anche la sua prima stagione da assistente: come vive questo passaggio?
«Come un salto di qualità. Ho allenato a lungo in serie B e a Firenze mi sono tolto qualche soddisfazione, a partire dalla stagione di esordio in cui sono subentrato con la squadra ultima e siamo arrivati fino alla semifinale. Anche l’anno scorso, con una società rinnovata e tanti ragazzi saliti dalla C Gold, eravamo in testa. È un ciclo che si è chiuso. Adesso mi metto in gioco a un livello superiore».

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Che cosa pensa di poter dare alla squadra?
«L’esperienza e la voglia di migliorarsi: l’Edilnol è fatta di giovani di prospettiva, che devono imparare a diventare più bravi ogni giorno. Voglio aiutare Iacopo Squarcina a creare un gruppo che cresca per fare il salto di qualità».

Dicono che sia un perfezionista che ama studiare a fondo gli avversari.
«Lo facevo già da giocatore: guardavo i video di quello che mi avrebbe marcato o che avrei dovuto marcare io. Serve a trovare i dettagli da migliorare. La parte divertente di questo lavoro è stare in palestra».

Conosce già qualche giocatore? E magari in qualcuno si rivede in modo particolare?
«Li conosco anche se non li ho mai allenati né ci ho giocato contro. Forse Laganà e Miaschi sono quelli che mi somigliano di più, play-guardie dalla propensione offensiva».

Li sfiderà al tiro da tre in allenamento?
«No. E se poi mi massacrano? Meglio evitare brutte figure…».

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