Agente Zero #9: “Un sogno vestire la maglia azzurra ed essere chiamato da Messina”

Bentornati. Dopo la scorsa puntata su Firenze è tempo di parlare di qualcosa di successivo, quello che forse è tra i sogni di coloro che iniziano a giocare a minibasket. E’ tempo di affrontare un argomento molto bello ed affascinante. In poche parole la Nazionale.

Prima di entrare nel vivo volevo puntualizzare subito una cosa. Negli ultimi anni si è spesso sentito parlare delle scelte di non prendere parte alle spedizioni estive della nazionale da parte di tanti atleti. I motivi erano, sono e saranno i più svariati e per questo non voglio mettermi certo a sindacare, anche perché ognuno ha le sue valide ragioni per quello che fa, per cui non mi metterò mai in mezzo a lanciare critiche o apprezzamenti.

Adesso possiamo passare subito alla Nazionale e alla pallacanestro giocata: per quanto mi riguarda l’azzurro è l’obiettivo massimo a cui aspirare, perché poter rappresentare il proprio paese in una competizione (europea, mondiale, olimpiade) per uno sportivo è un traguardo splendido. Quando indosso la canotta con scritto Italia e sento l’inno che parte vado sempre in subbuglio, è un’emozione incredibile: da pelle d’oca.

Quando giocavo da ragazzo non ho però mai avuto grande “successo” con la nazionale, dunque non ho avuto la possibilità di disputare molte partite nelle nelle selezioni giovanili. Ho partecipato a qualche raduno, sia U18 che U20, ma sempre sporadicamente. Posso dire pero che sono stati fondamentali anche quei pochi momenti per potermi confrontare con dei ragazzi che sarebbero diventati grandi giocatori (vedi Datome, Hackett, Aradori) e cercare di rubare qualcosa a livello tecnico che loro avevano già nel proprio bagaglio. Ho citato questi 3, perché sono miei coetanei e quindi a livello giovanile mi sono saltati all’occhio (Gallinari era già parte della selezione maggiore ovviamente). Inoltre oggi calcano dei palcoscenici importanti e perché già da ragazzi mostravano che avrebbero fatto qualcosa di grande, lo si vedeva nella sicurezza nei propri mezzi e nella facilità con cui leggevano le situazioni in campo sin da giovanissimi.

Capitolo nazionale maggiore. Ero ancora a Brindisi quando ho ricevuto la “chiamata”, oltretutto la convocazione è arrivata sentendo la voce di un allenatore come Ettore Messina
Non nascondo il fatto che fossi abbastanza intimorito all’idea di trovarmi a contatto con un coach del suo calibro, ma sono rimasto molto stupito per la sua semplicità e schiettezza nel parlare e nello spiegare la sua idea di gioco. Oltre a questo ovviamente mi ha colpito la sua serietà e la voglia di fare che sono di un altro pianeta, tutto ciò accompagnato da momenti in cui sa stemperare l’ambiente anche con una battuta che rende migliore l’ambiente e il clima.

Le partite a Trento sono state un’emozione e una gioia incredibile, impreziosite anche dalla presenza dei 3 giocatori NBA. Ho messo a referto le mie prime presenze ufficiali con la maglia della nazionale e mi sono pure preso la soddisfazione di mettere dentro 9 punti, con la successiva conferma per il raduno di Bologna. Non avrei mai pensato di giocare, anche perché eravamo in 16 e quindi avrei pensato a tutto tranne che riuscire a ritagliarmi dei minuti con dei giocatori di questo calibro. Purtroppo però le mie speranze si sono infrante a Bologna, dove per un infortunio ho dovuto abbandonare anzitempo questa meravigliosa avventura.

Avventura veramente molto intensa, anche perché il livello dell’obiettivo su cui la Federazione stava lavorando (cioè le olimpiadi) era talmente importante da richiedere sempre la massima concentrazione. I preparatori ci gestivano sotto l’aspetto dell’alimentazione e della forma fisica, tenendo a riposo a giorni alterni quelli che durante l’anno avevano speso di più in termini fisici, coadiuvati dai fisioterapisti e dottori, persone di cruciale importanza. Assieme a questo gli allenatori e gli assistenti curavano nei minimi particolari le varie fasi dell’allenamento e le riunioni tecniche, in modo da perfezionare ogni aspetto del gioco.

Con i miei compagni ci siamo sentiti per un po’ al termine della scorsa estate, ma vuoi per la delusione che c’è stata e vuoi per i mille impegni che tutti hanno avuto nel breve periodo pian piano i contatti sono diminuiti. Be’ le solite cose. Comunque durante il campionato ho avuto modo di salutare con piacere tutti quelli che ho conosciuto in quel mese estivo intenso e emozionante.

Come sempre mi ha fatto molto piacere parlare di basket con tutti voi.

Alla Prossima!!!!
Un abbraccio.
Zero.

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